PROSSIMI INCONTRI CON LA CITTADINANZA A BORGORICCO

Anche quest’anno continuano gli incontri con la cittadinanza organizzati dall’associazione NOI di San Michele delle Badesse con il patrocinio del Comune di Borgoricco.
Il primo incontro che si terrà il 6 ottobre 2017 segue alle tematiche successorie affrontate lo scorso anno e, stante i rumors in materia di possibili aumenti di imposta in materia successoria e donativa, verterà sul tema “DONAZIONE: perchè, quando e come farla”.
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Quanto tempo ho per revocare una donazione per ingratitudine?

Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza n. 21010 del 18 ottobre 2016

Cosa cambia per il cittadino.

La Corte di Cassazione ha offerto una lettura dell’art. 802 c.c. a favore del donante, affermando che, in caso di una pluralità di atti ingiuriosi protrattisi per un certo lasso di tempo, il termine decadenziale per promuovere l’azione di revocazione della donazione per causa d’ingratitudine inizia a decorrere dal giorno in cui tale progressione è arrivata al culmine, ovvero nel momento in cui gli atti ingiuriosi hanno raggiunto un livello tale da non potere essere più ragionevolmente tollerati secondo una valutazione di normalità.

Il fatto.

La vicenda prende le mosse dalla domanda di revocazione per causa d’ingratitudine di una donazione effettuata dall’attrice nei confronti del figlio di prime nozze del marito defunto. In particolare la parte attrice lamentava numerose incomprensioni e richieste rimaste inevase di lasciare l’immobile oggetto di donazione, in cui coabitavano. La situazione di tensione era arrivata al punto che il donatario aveva posizionato un lucchetto sul cancello di ingresso impedendo in tal modo a parte attrice di rientrare nell’abitazione. Ciò aveva spinto la donante a promuovere azione di revocazione della donazione a suo tempo effettuata. Tuttavia il convenuto aveva eccepito che il termine annuale di decadenza di cui all’articolo 802 c.c. era già decorso, dal momento che il termine sarebbe iniziato a decorrere dalla completa conoscenza, da parte della donante, della causa di ingratitudine, già ampiamente nota all’attrice dalle prime richieste di rilascio del possesso dell’immobile.

A seguito dell’accoglimento della domanda di revocazione della donazione da parte del Tribunale di Taranto e il rigetto della domanda di appello da parte della Corte di Appello di Lecce, il donatario ha proposto, infine, ricorso per Cassazione.

Le ragioni giuridiche.

La disciplina prevista dal Codice Civile per la revocazione della donazione per ingratitudine è prevista agli artt. 800 c.c. e ss. In particolare, si afferma che la donazione può essere revocata per ingratitudine e che la relativa domanda di può essere proposta quando il donatario abbia commesso uno dei fatti previsti dai numeri 1, 2, 3 dell’art. 463, ovvero si sia reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante od abbia dolosamente arrecato grave pregiudizio al patrimonio di lui o gli abbia rifiutato indebitamente gli alimenti dovuti ai sensi degli articoli 433, 435 e 436 c.c.

Quanto ai termini per agire, l’art. 802 c.c. prevede che la domanda debba essere proposta entro un anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione.

La Corte di Cassazione ha sottolineato, però, che nel caso di atti ingiuriosi protrattisi per un certo periodo di tempo, occorre far riferimento al momento in cui essi raggiungono un livello tale da non poter essere più tollerati. In particolare, afferma la Corte, “l’ingiuria grave richiesta, ex articolo 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocazione di una donazione per ingratitudine – la quale trae dal diritto penale il suo significato intrinseco e l’individuazione del bene leso, senza, però, essere del tutto sovrapponibile alle condotte di cui agli articoli 594 e 595 c.p. – consiste in un comportamento suscettibile di ledere in modo rilevante il patrimonio morale del donante ed espressivo di un reale sentimento di avversione da parte del donatario, tale da ripugnare alla coscienza collettiva (…). Pertanto, in presenza di una pluralità di atti offensivi fra loro strettamente connessi, perché possa iniziare a decorrere il termine decadenziale (…) deve guardarsi al momento in cui questi raggiungono un livello tale da non potere essere più ragionevolmente tollerati secondo una valutazione di normalità.

Alla luce di tale principio, quindi la Corte di Cassazione, ha ritenuto che benché l’ingratitudine del donatario si fosse manifestata in una “progressione di atti ingiuriosi”, per computare il termine di decadenza di cui all’art. 802 c.c., occorre guardare al giorno in cui tale progressione è arrivata al culmine, che nel caso di specie si è avuto con l’estromissione della donante dall’appartamento donato.

 

Post a cura di SuperPartes

Cosa succede se il terreno donato diventa edificabile?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20041 del 6 ottobre 2016, ha affrontato una interessante questione in relazione alla collazione per imputazione.

In particolare può accadere che un soggetto doni ad un altro un terreno agricolo, che, con il passare del tempo, diventi edificabile, aumentando il proprio valore in maniera anche esponenziale.

In questi casi, alla morte del donante, occorre chiedersi quale sia il valore da considerare, ai fini della collazione. Ciò è ancor più complesso nel caso in cui, medio tempore, il donatario abbia alienato il terreno.

Quando, infatti, si apre una successione, chi ha già precedentemente ricevuto per donazione è obbligato a procedere alla collazione, per ovvie ragioni di parità di trattamento tra i coeredi, dal momento che la donazione, in qualche modo, può essere considerata come una sorta di anticipazione sull’eredità.

La collazione, per espressa previsione dell’art. 746 c.c., può avvenire o in natura o per imputazione. In altre parole, il donatario può scegliere se conferire il bene in natura o imputarne il valore alla propria porzione di eredità. E’ evidente come, nel caso in cui il bene sia intanto stato alienato, non rimanga che procedere alla collazione per imputazione, imputando cioè il valore di quel bene alla propria quota, dal momento che esso non è più nella disponibilità del donatario.

Qui nascono però le problematiche in relazione al quantum da imputare. Se il bene al momento della donazione aveva un certo valore, poi aumentato nettamente, occorre chiedersi quale dei due valori si debba considerare.

Viene in soccorso l’art. 747 c.c. che espressamente prevede che la collazione per imputazione debba essere fatta avendo riguardo al valore dell’immobile al momento dell’apertura della successione. La legge sul punto è molto chiara e non lascia spazio a possibili diverse interpretazioni: il momento per calcolare il valore del bene è quello dell’apertura della successione e nessun altro momento precedente (quello della donazione o quello dell’eventuale alienazione).

Nel caso analizzato dalla Corte, ad esempio, il terreno oggetto di donazione, essendo intanto divenuto edificabile, aveva visto aumentare il proprio valore passando addirittura da Lire 15.000.000 a 108.000 Euro al momento dell’apertura della successione. Tuttavia il donatario aveva alienato il bene quando il suo valore era ancora quello di terreno agricolo e pertanto non aveva in alcun modo beneficiato di quell’aumento di valore dovuto alla modificazione della destinazione urbanistica in terreno edificabile.

Ciononostante essendo la lettera della norma molto chiara, la Corte sottolinea come il donatario sia libero di alienare in qualsiasi momento, prima della collazione, il bene ricevuto, tuttavia in tal caso lo fa a proprio rischio.

In altre parole, il valore del bene va, come prevede la legge, calcolato al momento dell’apertura della successione, a prescindere dal fatto che il terreno sia stato o meno intanto alienato. Ragionare in termini diversi, secondo la Cassazione, condurrebbe all’”inaccettabile conseguenza per cui, a fronte di un medesimo fatto (il mutamento della destinazione urbanistica del fondo), la collazione avrebbe ad oggetto il valore di mercato del bene, nel caso in cui questo sia rimasto nella disponibilità del donatario, e il valore del bene al netto dell’incremento determinato dalla sopraggiunta vocazione edificatoria del fondo, nel caso in cui questo sia stato alienato”.

Pertanto il valore del bene va sempre calcolato al momento dell’apertura della successione, a prescindere da eventuali vicende negoziali che possono essersi intanto compiute, come l’eventuale vendita dello stesso a terzi.

Sul punto non può giovare al donatario nemmeno la disciplina prevista per le migliorie. Gli artt. 748 e 749 c.c. prevedono, infatti, che, in ogni caso, si devono dedurre a favore del donatario le migliorie apportate al fondo nei limiti del loro valore al momento dell’apertura della successione. Inoltre, nel caso in cui l’immobile sia stato alienato dal donatario, i miglioramenti (e/o i deterioramenti) fatti dall’acquirente devono essere anch’essi computati.

Ma la diversa destinazione urbanistica di un terreno equivale a miglioramento?

La Corte di Cassazione opta per una soluzione negativa in tal senso. In particolare, si possono considerare miglioramenti rimborsabili, ai fini della collazione, quelli che dipendono dal donatario, ovvero fatti per sua iniziativa, a sue cure e a sue spese.

Il cambio di destinazione urbanistica, da terreno agricolo a terreno edificabile, non può certo essere in tal senso considerato un miglioramento rimborsabile al donatario. L’evento non dipende da lui, ma da fattori esterni ed in particolare amministrativi.

Pertanto, traendo le fila dall’analisi compiuta sul punto dalla Corte, si può quindi agevolmente concludere che, in un caso come questo, il valore del terreno debba essere stimato, ai fini della collazione, tenendo conto del suo valore al momento della successione, a prescindere dal fatto che esso sia stato intanto alienato e che il donatario non abbia quindi potuto giovare dell’incremento economico dovuto a un eventuale cambio di destinazione urbanistica che, tra l’altro, non dipendendo da iniziative proprie del donatario, non può nemmeno essere considerato un miglioramento rimborsabile ai sensi degli artt. 748 e 749 c.c

 

Post a cura di SuperPartes